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Giovanni

Tanto per inserirsi nella questione pro o contro Allevi.
Allevi non è un semidio, ma neanche un personaggio da schifare. E’ semplicemente un discreto musicista inghiottito ormai da un personaggio plasmato attraverso un’operazione di marketing a dir poco perfetta. E’ un personaggio in linea con la storia della musica pop, con la variante che, invece di sculettare sul palco, sta seduto ad un pianoforte con la tuta e le Converse ai piedi. Però, se dovessi decidere, preferirei che il mio ipotetico cugino di 14 anni ascoltasse lui, piuttosto che i dARI o i Lost (aaaargh!). E magari dopo aver ascoltato per un po’ i suoi album passare a Einaudi, Bollani e, chissà, Keith Jarrett o Bill Evans. O Rubinstein.
Questo per me è Allevi. Chi lo snobba, non fa una critica al riccioluto ascolano, ma bensì a chi lo ascolta. Tutto il resto è fuffa.

6 comments to Giovanni

  • come fai a mettere in progressione allevi-einaudi-bollani? semmai einaudi-…-allevi-…-bollani. comunque il problema non è di cosa si ascolta, ma di come. in italia non abbiamo’un istruzione musicale. se chi ascolta allevi passa a chopin o bill evans ne trarrà poco poco piacere acustico finchè rimane analfabeta: l’evoluzione del gusto è lunga, ancor più la consapevolezza. e poi non credo che per chi ascolta allevi si aprano canali verso bollani. è come la storia della marjuana come gradino per il passaggio alle droghe pesanti.

  • Scusa, ma cosa intendi per istruzione musicale. L’istruzione musicale è un concetto talmente complesso che dovremmo scomodare scoiologi e quant’altro. Io credo che non c’entri nulla. Io non pretendo che chi ascolta Laura Pausini o Tiziano Ferro si metta di colpo ad ascoltare jazz. Io, poi, non sto difendendo Allevi. Io non lo ascolto. Tuttavia, non trovo giustificata tutta quella massa di snob che lo critica solo perchè ha osato “profanare” un piano. Sul valore musicale c’è da obiettare, ma non lo ritengo il male della musica italiana. Abbiano già altri campioni di cattivo gusto…

  • tomate

    Istruzione musicale. Saper strimpellare uno strumento; saper leggere la musica; saper intonare gli intervalli e riconoscerli; qualche elemento di armonia; suonare in gruppo o in banda; e soprattutto tanto tanto ascolto. All’estero si fa, in Italia si preferisce insegnare nozioni di storia dell’arte.

  • Mettiamo la discussione sui veri binari. Pretendere che le scelte musicali della gente siano dettati dalla loro cultura musicale è qualcosa di utopistico.
    Auspicabile, ma fa parte di una sorta di mondo platonico. Non credo che la ragazzina compri i dischi dei Lost perchè conosce l’armonia o sa intonare gli intervalli. Lo fa perchè il frontman è figo etc. Questo vale in Italia, quanto in Germania o Regno Unito.

  • tomate

    Non dico che serva esattamente quest’istruzione musicale, o che i gusti debbano essere “dettati”. Io ho una formazione classica ma ascolto prevalentemente noise, indie e free jazz. So quali sono i meccanismi in queste musiche che catturano il mio ascolto; per il resto la fruizione è spontanea, come sempre dovrebbe essere. Non riesco, proprio letteralmente, più ad ascoltare pop; mi irrita. Conosco gente che ha imparato da sola ad ascoltarsi il jazz, e col tempo ha acquisito un orecchio. Saprebbe dirti quanti strumenti stanno suonando e quali, quando il tempo è pari o dispari, hanno imparato da soli a seguire la linea melodica sugli spartiti del realbook of jazz standards.
    Quello che sostengo è che se anche chi ascolta Lost passa ad Allevi e poi a Bollani, se non si da’ un’istruzione musicale di qualche tipo (un ascolto consapevole) non ne trarrà nessun piacere, è inutile e anzi dannoso. E’ come le orde di persone che vanno estasiate a vedere l’ultima cena o la cappella sistina e dicono “che bello” senza capire perchè. me incluso: se la Gioconda l’avessi avuta in casa appesa ad un muro probabilmente l’avrei tolta e messa in soffitta per far posto ad un poster dei sonic youth.

  • Robs

    Scusami tomate ma leggere i tuoi commenti mi sembra di ascoltare mio nonno parlare..
    Capisco che tu abbia una cultura musicale che nasce dalla classica, come l’ho io d’altronde, ma nulla giustifica l’accanimento che la stampa e le persone che la pensano come te su di Allevi.
    A prescindere se l’artista sia vicino o meno ad un vero pianista di classica, lui ha una sua via di suonarlo. Commerciale? vogliamo iniziare a parlare di musica classico-commerciale?
    Bè a dire la mia.. dalle tue risposte sembri un ex pianista (o strumentista classico) che ora sta facendo tutt’altro nella sua vita.
    Meno invidia, più positività nel vedere le cose
    Saluti

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