Half past 2009
Facciamo una di quelle cose inutili che caratterizzano la vita di un blogger: la classifica. Anzi, no. Altolà alle classifiche. Meglio un elenchino dei dischi che in questi primi 6 mesi dell’anno mi sono piaciuti abbastanza da poterli ricordare. Quindi niente top 5, top 10 e nessun ordine di importanza.
Ma solo una cosa del tipo “i migliori dischi di metà 2009 a cura di Marco”
- ANTONY AND THE JOHNSONS – The Crying Light

Come avevo gia anticipato ad inizio anno, qui si tratta forse del disco definitivo dell’omaccione inglese. La sua voce, poi,è zucchero filato.
- PAINS OF BEING PURE AT HEART – The Pains of Being Pure at Heart

Predete i Belle and Sebastian, frullateli, rivestiteli e trasportateli da Glasgow a New York dopo 15 anni. Avrete questa band. (il nome più bello degli ultimi tempi)
- SAETA – Else Another Light Might Go Out

I Saeta mi ricordano in qualcosa gli ultimi Talk Talk, forse anche per la confezione delle loro copertine. Resta il fatto che questo, gruppo ancora non troppo popolare, fa dei dischi che ti prendono letteralmente al cuore.
- TELEFON TEL AVIV – Immolate Yourself

RIP. I Telefon Tel Aviv, mia scoperta tardiva, non sono più un duo, perchè Charlie Cooper è morto a Natale. Peccato, il duo elettronico merita(va).
- THE WHITEST BOY ALIVE – Rules

Il nerd dei Kings of Convenience (mi piace chiamarlo così) ci sa fare anche quando cavalca le onde dell’elettronica applicata alle canzonette. Rules è buono da ascoltare, e ti mette a tuo agio se hai un Martini in mano e sei sulla spiaggia ad agosto.
- WILCO – Wilco (The Album)

Ok, insultatemi, l’ultimo disco dei Wilco, a parte qualche picco di bravura, non è eccezionale. Ma che ci posso fare? Io sono di parte.
- PAN AMERICAN – White Bird Release

Musica per il cuore. Pan American confeziona l’ennesimo album a cavallo tra l’ambient e il post-rock dove esalta le sue doti di manipolatore di suoni.

Due mostri sacri dell’elettronica a confronto in un EP molto breve, ma che rimarrà negli annali. Credo.
- DENTE – L’amore non è bello

L’unico italiano della lista è un cantautore. Fidentino, un po’ con la puzza sotto il naso, decisamente dandy. Dente ha definitivamente rotto gli indugi della critica riguardo al proprio talento, con un album pieno di liriche sognanti e delicate.
- THE DECEMBERISTS – The Hazard of Love

I Dicembristi, partiti dal folk puro, arrivano a una sorta di opera folk/rock in cui c’è un dispiegamento di forze musicali da far invidia al Sgt. Pepper di John, Paul, Ringo e George. (qui si scherza!)
- GRIZZLY BEAR – Veckatimest

Etichetta Warp, e già qui non si scherza. I Grizzly Bear fanno quella cosa che comunemente viene detta folktronica. Qualcosa che può essere fatta malissimo o benissimo. Dipende da come dosi gli ingredienti. Loro sanno dosare.













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